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A Carloforte il Festival Internazionale del Cinema Documentario

di emanueleb (02/11/2006 - 16:25)

Una tre giorni tutta dedicata al cinema documentario nello splendido scenario di Carloforte, sull’Isola di San Pietro in Sardegna. Una rassegna che rientra nella più ampia cornice del Mediterraneo Film Festival, parte integrante del circuito Le isole del cinema (Tavolara, Maddalena e Asinara). Il Festival Internazionale del Documentario (27-29 ottobre), appena concluso, ha aperto una nuova breccia nell’ambito dello sguardo sul reale. L’idea nasce dal documentarista Antonello Carboni che ha messo insieme 25 lavori, tra lungometraggi e cortometraggi, nazionali ed internazionali e li ha fatti giudicare da quattri esperti del settore: Maria Grazia Caso, direttrice artistica del Mediterraneo Video Festival di Paestum, i critici Bruno Roberti e Dante Albanesi e un rappresentante della Società Umanitaria, che insieme alla Cineteca Sarda e all’Arci ha voluto fino in fondo questo progetto. Re della serata finale il siciliano Stefano Savona con il suo Un confine di specchi, già famoso per la vittoria al Festival di Torino di qualche tempo fa. Un documentario che analizza lo scambio culturale tra due sponde che si affacciano sullo stesso mare, la Sicilia e la Tunisia. “Forse pochi sanno che esistono moltissime città tunisine fondate dai siciliani”, afferma Savona. E lui ne racconta lo sfaldamento, l’ultima fase decadente. Nel corso di decenni da 150.000 presenze si è arrivati a un centinaio. “Sono stato fortunato ad essere riuscito a raccogliere le testimonianze rimaste”. Il nostro documentarista, che oggi vive a Parigi, ha realizzato anche Primavera in Kurdistan, unico lavoro italiano in concorso alla recente edizione del Festival di Pesaro, è passato alla Viennale e si presta a sbarcare al Festival di Sulmona.

Il secondo premio, di poco inferiore ai 2.500,00 euro, è stato assegnato ex aequo a Il sibilo lungo della taranta di Paolo Pisanelli e allo straniero The raging grannies anti occupation club di Lida Perin e Iwaila Klinke. Per chi non lo sapesse “raging grannies” sta per “nonnine infuriate”. Le due protagoniste infatti sono le ultrasettantenni Hava e Jossefa di Tel Aviv che da vent’anni lottano per la liberazione di tutte le prigioniere politiche nelle carceri israeliane. Il sibilo lungo della taranta invece è un’esplosione di pura energia, musicale e poetica, infusa dalla forza indistruttibile della tradizione salentina.

 

Il terzo premio lo conquista La leggenda dei santi pescatori del sardo Daniele Atzeni. Dopo aver indagato la vita in miniera del Sulcis-Iglesiente con I racconti del sottosuolo l’autore ci porta in superficie omaggiando De Seta e raccontando la pesca del tonno con il metodo centenario della tonnara. E proprio l’arte di De Seta ha aperto la rassegna, con una giornata concentrata alla Cineteca Sarda di Cagliari. In versione restaurata sono stati presentati  Pastori d’Orgosolo e Un giorno in Barbagia. Di seguito il documentario di Paolo Isaia e Maria Pia Melandri Ritornando a Orgosolo che ci pone sulle tracce di De Seta trentacinque anni dopo la sua prima visita in Sardegna.

Le ultime due targhe, assegnate dalla Provincia di Carbonia-Iglesias e dalla Città di di Carloforte, sono andate a Balordi di Mirjam Kubescha e a Under the roller coster dell’americana trapiantata a Oristano Lila Place. Un viaggio sulle montagne russe di Coney Island ai cui piedi abitava un’anziana diventata famosa per la sua instancabile volontà di vivere proprio in quel luogo così strano.
Emanuele Bigi

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